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Valutazione rischio chimico

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Il rischio chimico è quello provocato, per l’appunto, dagli agenti chimici. Questi possono essere liquidi, solidi, aeriformi (a loro volta suddivisibili in gas e vapori) o sotto forma di aerosol (polveri, fumi e nebbie).

Gli agenti chimici possono penetrare nell’organismo, provocando intossicazioni più o meno gravi, mediante la respirazione, il contatto cutaneo o l’ingestione. In particolare, da essi può derivare un’intossicazione acuta con effetti immediati (si hanno entro le 24 ore con morte o guarigione rapida), un’intossicazione sub-acuta, in cui i primi effetti appaiono dopo esposizioni di giorni o settimane, e un’intossicazione cronica, caratterizzata da effetti tardivi dopo esposizioni prolungate nel tempo. Il rischio chimico deve essere in azienda prevenuto ed eliminato, o quantomeno limitato, così come si è obbligati a fare con gli altri tipi di rischi. La sua valutazione si suddivide in quattro fasi: innanzitutto, occorre individuare la presenza dei fattori di rischio chimico, poi quella di una loro potenziale situazione di esposizione.

Durante la terza fase occorre rilevare e misurare tali livelli di esposizione, mentre nell’ultima si procede con la stima e la valutazione dell’esposizione ad agenti chimici pericolosi. In quest’ultima fase, di solito, si fa ricorso all’utilizzo di prassi, linee guida o precisi standard. In un’azienda il rischio chimico può essere eliminato o ridotto attraverso l’adozione di alcune misure generali di sicurezza. Tra questi, ad esempio, la progettazione dell’organizzazione dei sistemi di lavorazione sui luoghi di lavoro, la fornitura di attrezzature idonee per il lavoro specifico e relative procedure di manutenzione adeguate, e la riduzione al minimo dei lavoratori che sono o potrebbero essere esposti ad agenti chimici, così come pure la durata e l’intensità dell’esposizione. Si aggiungono le misure igieniche adeguate, la riduzione al minimo della quantità di agenti presenti sul luogo di lavoro in funzione del tipo di lavorazione da fare e i metodi di lavoro appropriati, comprese tutte quelle disposizioni che riguardano la sicurezza nella manipolazione, nell’immagazzinamento e nel trasporto sul luogo di lavoro di agenti chimici pericolosi, nonché dei rifiuti che contengono questi stessi agenti.

Quando non è possibile eliminare questo tipo di rischio mediante sostituzione, allora il datore di lavoro deve garantire l’incolumità dei suoi lavoratori mediante l’applicazione di misure più specifiche di sicurezza, quali la progettazione di appropriati processi lavorativi e controlli tecnici, nonché l’uso di attrezzature e materiali adeguati; appropriate misure organizzative e di protezione collettive alla fonte del rischio; misure di protezione individuali, compresi i dispositivi di protezione individuali, nel caso in cui non si riesca a prevenire con altri mezzi l’esposizione; la sorveglianza sanitaria.

Nell’applicare tali misure, è necessario seguire l’ordine di priorità con cui sono state elencate. In particolare, la sorveglianza sanitaria permettere al datore di lavoro, su parere del medico competente, di adottare misure preventive e protettive particolari per i singoli lavoratori, in conformità ai risultati ottenuti con gli esami clinici e biologici effettuati.

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